L’intelligenza artificiale è ormai entrata nelle scuole. Dopo una prima fase caratterizzata soprattutto dall’utilizzo spontaneo degli strumenti da parte degli studenti, iniziano a svilupparsi linee guida, programmi di formazione per gli insegnanti e nuove modalità di integrazione dell’IA nella didattica.

Secondo Chris Phillips, responsabile globale di Google for Education, questi strumenti potrebbero contribuire ad affrontare alcuni problemi storici dell'istruzione: classi numerose, differenti capacità e ritmi di apprendimento degli studenti e un eccessivo carico burocratico per gli insegnanti.

Google ha introdotto diversi strumenti dedicati alla formazione. In Classroom è stata sviluppata la funzione di “Apprendimento guidato”, nella quale l’IA adotta un approccio simile al metodo socratico: invece di fornire immediatamente la soluzione, accompagna lo studente attraverso domande, indicazioni e suggerimenti affinché possa arrivare autonomamente alla risposta. Con i “Notebook di studio”, invece, gli studenti possono utilizzare i propri materiali didattici per ottenere quiz e mappe concettuali.

L’introduzione dell’IA comporta però anche un rischio: trasformarla in una scorciatoia che sostituisca lo studio e il ragionamento. Per Phillips, questo rende necessario ripensare alcuni metodi didattici tradizionali e, soprattutto, investire nella preparazione degli insegnanti. La scuola deve infatti continuare ad avere l’educatore al centro, mentre l’intelligenza artificiale deve rimanere uno strumento a supporto del processo formativo.

La scuola del futuro potrebbe così diventare più esperienziale. Gli studenti non sarebbero semplicemente destinatari delle informazioni, ma parteciperebbero alla costruzione del proprio percorso di apprendimento. In un mondo nel quale i fatti saranno sempre più facilmente reperibili attraverso l’IA, acquisteranno maggiore importanza altre capacità: sintetizzare le informazioni, presentarle, collaborare, sviluppare relazioni e costruire insieme soluzioni.

La tecnologia potrà quindi cambiare profondamente il modo di insegnare e apprendere, ma, nella prospettiva delineata da Phillips, non eliminerà ciò che costituisce il cuore della scuola: il rapporto umano tra docente e studente.