Nel biennio 2024–2025 uccisi 189 giornalisti, il 20% in più rispetto al periodo precedente. I conflitti e l’impiego dei droni aggravano i rischi per chi informa.

L’Organizzazione delle Nazioni Unite per l’Educazione, la Scienza e la Cultura (UNESCO) ha presentato oggi, 2 novembre 2026, presso la propria sede di Parigi, l’edizione 2026 del «Rapporto del Direttore generale sulla sicurezza dei giornalisti e il pericolo dell’impunità». La presentazione si è svolta in occasione della Giornata internazionale per porre fine all’impunità per i crimini contro i giornalisti, nell’ambito di un programma dedicato alle politiche di protezione e al rafforzamento del Piano d’azione delle Nazioni Unite sulla sicurezza dei giornalisti e sulla questione dell’impunità.

Il quadro delineato è preoccupante: nel biennio 2024–2025 l’UNESCO ha verificato l’uccisione di 189 giornalisti e operatori impegnati in attività giornalistiche, contro i 158 del biennio precedente, con un aumento del 20%. Le vittime sono state 92 nel 2024 e 97 nel 2025: in media, una ogni quattro giorni.

Parallelamente, il tasso globale di impunità è salito dall’85% del 2024 all’86% del 2026, tornando al livello del 2022. Circa sei casi su sette restano dunque irrisolti secondo la classificazione dell’UNESCO. Questa percentuale riguarda i casi monitorati a partire dal 2006, non soltanto le uccisioni dell’ultimo biennio, ed è calcolata sulla base delle informazioni trasmesse dagli Stati.

A pesare sul bilancio sono soprattutto i conflitti. Nei Paesi interessati da guerre sono stati uccisi 127 giornalisti, il 67% del totale, contro il 43% del biennio precedente. Non si tratta esclusivamente di cronisti di guerra: il rapporto distingue le vittime in base al Paese in cui sono state uccise e segnala che alcune si occupavano di corruzione, criminalità e politica.

L’impiego dei droni emerge come una minaccia particolarmente grave. Cinquanta giornalisti sarebbero stati uccisi da questi mezzi in sei Paesi: circa il 40% delle vittime nei contesti di conflitto e il 26% del totale mondiale. Il rapporto documenta inoltre 36 vittime in attacchi contro gruppi di giornalisti presso luoghi di lavoro e strutture temporanee dei media. In un solo episodio sono morti nove operatori dell’informazione. Quindici giornalisti sarebbero stati uccisi mentre indossavano giubbotti identificativi della stampa o viaggiavano su veicoli chiaramente contrassegnati.

Il peso maggiore ricade sui professionisti locali. Ben 175 delle 189 vittime, il 93%, sono state uccise nel proprio Paese d’origine. È un dato che richiama l’attenzione sulla vulnerabilità di chi continua a informare all’interno della propria comunità, spesso con possibilità limitate di protezione o trasferimento.

Fuori dai Paesi interessati da conflitti si osservano segnali di miglioramento: le uccisioni sono state 62, il livello più basso degli ultimi diciotto anni. Il tasso di impunità in questi contesti è pari al 77%, contro il 94% del 2012; il rapporto precisa tuttavia che tale valore è rimasto stabile dal 2022.

Quattordici giornaliste hanno perso la vita nel biennio, tredici delle quali in Paesi interessati da conflitti. Alle minacce fisiche si aggiungono gli abusi digitali: il rapporto richiama un’indagine del 2025 secondo cui il 45% delle giornaliste e operatrici dei media intervistate riferisce comportamenti di autocensura legati alla violenza online, rispetto al 30% rilevato nell’indagine del 2021.

La lotta all’impunità incontra anche difficoltà nella raccolta delle informazioni. Dei 78 Stati ai quali l’UNESCO ha chiesto aggiornamenti sulle indagini, quaranta hanno fornito risposte sostanziali, otto hanno soltanto accusato ricevuta e trenta non hanno reagito. Il tasso complessivo di riscontro è così sceso al 62%, il più basso dal 2019.

Alla sua decima edizione, il rapporto ricorda che dal 2006 al 2025 sono stati uccisi 1.641 giornalisti e operatori dell’informazione. Proteggerli e accertare le responsabilità degli attacchi significa difendere non soltanto una professione, ma il diritto di tutti a conoscere fatti di interesse pubblico.

Il rapporto integrale del 2026 è consultabile nella Biblioteca digitale dell’UNESCO:

Consulta il Rapporto del Direttore generale sulla sicurezza dei giornalisti e il pericolo dell’impunità