In occasione dell’80° anniversario dell’UNESCO, 145 giovani provenienti da 135 Paesi hanno presentato un appello per una «nuova cultura della pace» nel XXI secolo, durante una cerimonia presieduta dal ministro francese dell’Europa e degli Affari esteri, Jean-Noël Barrot, e dal Direttore Generale dell’UNESCO, Khaled El Enany.

Il messaggio centrale è chiaro: i giovani non vogliono più essere semplici destinatari delle politiche pubbliche, ma chiedono di essere riconosciuti come attori e partner nei processi di pace, nella prevenzione dei conflitti e nella riconciliazione. La loro partecipazione, anche all’interno delle istituzioni internazionali, non dovrebbe quindi limitarsi a un ruolo simbolico, ma tradursi in un effettivo coinvolgimento nei processi decisionali.

L’Appello sottolinea inoltre che la pace non si costruisce soltanto attraverso la diplomazia e i negoziati, ma anche nelle scuole, nelle università, nei laboratori, nei media e negli spazi digitali. L’educazione assume così un ruolo fondamentale: sviluppare lo spirito critico, comprendere le differenze, distinguere il disaccordo dall’odio e imparare a dialogare diventano strumenti essenziali per contrastare la disinformazione, la manipolazione e la polarizzazione.

Un’attenzione particolare è riservata anche alla libertà dell’informazione e al giornalismo indipendente, così come alla scienza e alla cooperazione internazionale, considerate strumenti capaci di creare ponti tra popoli e Paesi. L’Appello richiama inoltre l’importanza della cultura e della memoria, affinché la storia non venga utilizzata per alimentare nuove divisioni, ma contribuisca alla comprensione reciproca e alla tutela del patrimonio culturale.

Tra le sfide affrontate figura anche l’intelligenza artificiale. I giovani non ne rifiutano lo sviluppo, ma chiedono che sia adeguatamente regolamentata e orientata al servizio della pace, rivendicando al contempo il diritto di partecipare alle decisioni sulle tecnologie destinate a incidere profondamente sul loro futuro.

Rivolgendosi alle nuove generazioni, Barrot le ha invitate a servirsi delle «armi dello spirito» contro la menzogna e i discorsi d’odio e a costruire ponti anziché muri. A ottant’anni dalla fondazione dell’UNESCO, l’Appello rinnova così uno dei principi fondamentali dell’Organizzazione: costruire le difese della pace nella mente delle donne e degli uomini, trasformando questo ideale in un impegno concreto nelle scuole, nelle università e nella società civile.